Miele Amaro è il nuovo progetto discografico di Guido Coraddu: un viaggio lungo le pieghe multiformi di almeno tre generazioni di autori sardi di musica jazz ed ha la voce del pianoforte solo, strumento per eccellenza capace di essere assieme classico e contemporaneo. Da Paolo Fresu a Gavino Murgia, Marino de Rosas ad Enzo Favata, da Marcello Peghin ad Antonello Salis, da Bebo Ferra a Zoe Pia, passando per il Massimo Ferra Trio, Silvia Corda, Riccardo Lay, Paolo Angeli: Guido Coraddu - presente anche con un proprio brano - ci racconta una Sardegna senza confini, immensamente ricca dei profumi della musica. Il titolo, Miele Amaro, è un omaggio alla fondamentale antologia di poesia e prosa della Sardegna, pubblicata da Salvatore Cambosu nel 1954. Il visual che accompagna questo album è legato all’opera di Costantino Nivola altro grandissimo artista sardo, celeberrimo negli States, al quale è intitolato il Museo che il 22/05 ospita questa anteprima, un artista poliedrico che ha dato vita ad un linguaggio d’avanguardia in cui i segni dell’età contemporanea dialogano con quelli arcaici della Sardegna.
Il percorso di Miele Amaro vuole gettare un faro sul lavoro di autori molto diversi per età e per formazione, abbracciando quarant’anni di musica e almeno tre generazioni, incentrandosi sulle musiche dei più noti autori sardi di musica jazz. E, tralasciando per un attimo l'intimo rapporto che ogni musicista ha con il proprio strumento (in alcuni casi un unicum, come per Paolo Angeli e la sua chitarra preparata), sceglie di raccontare questa musica e i suoi autori attraverso la tastiera, tanto classica quanto eterna e contemporanea, del pianoforte. Una trascrizione che ha cercato di mantenere un equilibrio tra la rilettura jazzistica - che si appropria dei brani e li personalizza trasformandone a volte armonie e forme - ed il riferimento alla concezione originale delle composizioni. Il titolo, Miele Amaro, nasce dalla suggestione di una fondamentale antologia di poesia e prosa della Sardegna, pubblicata da Salvatore Cambosu nel 1954: lettura imprescindibile per chi voglia approcciarsi alla cultura isolana.Il jazz Italiano conosce in questi anni un momento di grande vivacità: mai era capitato in passato che l'Italia contasse tanti artisti tra i grandi maestri del jazz internazionale. In questo panorama un ruolo particolare lo riveste la Sardegna, una delle regioni meno popolose del paese, ma terra natale di numerosi artisti che, dalla loro appartenenza alla cultura isolana, hanno tratto linfa per espressioni musicali originali, a volte di grandissimo successo.
In un’epoca come quella di questo confuso nuovo millennio il jazz ha smesso di essere genere musicale per diventare uno dei linguaggi della contemporaneità, una semantica che permette ad artisti di ogni provenienza di ritagliarsi la propria identità nella ibridazione tra un patrimonio acquisito di linguaggi musicali e le peculiarità della propria appartenenza culturale. Questo processo ha dato vita a infinite declinazioni del jazz: caraibico, scandinavo, flamenco, arabo... e anche la Sardegna ha una suo specifico jazz, rintracciabile nel lavoro di tanti musicisti che si sono ispirati alle musiche ancestrali dell'isola, ma anche ai suoi abitanti, paesaggi, sapori ed aromi, per tracciare nuove strade.